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case Vernazza (il cui nome deriverebbe, secondo la tesi più accreditata oggigiorno, dall'aggettivo latino verna ossia "del luogo", "indigeno" - il paese avrebbe quindi lo stesso nome del vino vernaccia che vi si produceva e che quindi era noto per essere vino "locale" o "nostrale") appare documentata per la prima volta in un atto del 1080 come borgo fortificato (castrum Vernatio) base marittima dei marchesi obertenghi, probabile punto di partenza delle forze navali impiegate per la difesa dai Saraceni. Alla metà del secolo XII Vernazza era un approdo utilizzato da Genova quale base per la conquista della Liguria orientale; sono numerose le testimonianze dell'attività marinara che, nel corso del Medioevo, esercitano gli abitanti di Vernazza, solerti nella guerra di corsa per conto di Genova e a proprio vantaggio.
Nel 1209 Guglielmo figlio di Enrichino di Ponzò consegnò la propria parte del castello di Vernazza a Genova, e lo stesso giorno gli uomini del borgo, singolarmente nominati giurarono fedeltà alla repubblica: si trattava di 88 capi famiglia (per una popolazione stimata attorno alle 350-400 unità) che si impegnarono ad ubbidire a Genova.

case Corniglia (il cui nome, probabilmente, risulta essere un semplice toponimo orografico, indicante il grande sperone roccioso su cui sorge il paese) è citata per la prima volta nel 1211 quando un membro della famiglia dei da Corvara vendette a Genova il castello di Corvara, ricevendone in cambio 1800 lire di genovini e l'esenzione dai tributi per alcune proprietà tra cui ritroviamo Corniglia. Nel 1254, tutte le località della Liguria orientale furono sotto il dominio di Genova e tutte, quindi anche Corniglia, possedevano un castello (castrum).
Nell'anno 1251 viene documentata la presenza di una Chiesa, che con buona probabilità si riferisce alla parocchia di S. Pietro che viene citata con questo nome per la prima volta nel 1267 e che ancora oggi è ben visibile all'interno del paese.
Nel 1318, per la prima volta, viene citata la Chiesa di Santa Margherita di Antiochia di Vernazza, anche se alcuni studiosi ritengono che la costruzione, per analogia con altre costruzioni, possa risalire ai primi decenni del secolo XIII, contrariamente a quanti, basando le proprie opinioni sull'uso della pietra nera del Mesco, sull'uso di archi a tutto sesto, pensano ad una derivazione di architettura romanica genovese del XII secolo. La struttura venne ristrutturata ed ampliata nel corso del XVI e XVII secolo, e oggi si accede alla chiesa attraverso un accesso aperto nell'area absidale nel corso del XIX secolo.
Nel corso del '400 Vernazza possiede un sistema di fortificazioni molto efficace che serve a difendersi dalle temibili incursioni dei corsari che imperversano anche nel secolo successivo.
Dopo la metà del '600 i borghi, così come gli altri delle 5 Terre, subiscono un lento e prolungato declino che ebbe conseguenze sulla produzione di vino (da sempre tra le principali attività assieme alla pesca) ma anche sulle strade che collegavano i paesi (sentieri) e l'accesso al mare per Vernazza(chiamato strada del molo) per cui veniva ripetutamente richiesto l'intervento per scongiurare i danni provocati dalle mareggiate. Gli ideali e gli influssi della Rivoluzione Francese arrivarono nei borghi di Vernazza e Corniglia, anche se molto forti furono le resistenze portate avanti mediante moti controrivoluzionari. Nel corso del 1800 riprende con vigore il commercio di vino (dopo la stagnazione del secolo precedente), vengono ampliate le fasce terrazzate con conseguente aumento della coltivazione di vite. In questo secolo venne costruita la ferrovia nella tratta Genova-La Spezia, ciò ruppe l'isolamento di cui soffrivano i paesi, e nel contempo la popolazione aumento del 60 %. Nel mentre nella vicina La Spezia si costruiva l'Arsenale Militare che negli anni successivi sarà uno sbocco occupazionale molto importante. Con il secolo XX gli abitanti dei paesi sono costretti all'emigrazione: l'aumento della popolazione non può essere compensato da un ulteriore sfruttamento delle risorse agricole, le quali furono colpite da malattie (quali l'oidio e la peronospera per la vite) che rendevano precario il lavoro nei campi.
Oggi con l'istituzione del Parco Nazionale delle 5 Terre e molti riconoscimenti mondiali c'è una prospettiva concreta che il passato possa continuare a vivere nel futuro, che il lavoro oscuro e paziente di uomini e donne, che hanno costruito e modellato un vero e proprio paesaggio artificiale, non vada disperso.